La distanza

Ancora una poesia da Aprile, poesie scritte nell’aprile del lockdown.
Ti penso ed è l’unica mia meta
pensarti come corpo che svapora,
saluto che dilata la distanza
anche in ristretto mondo, passo a passo
in poco tempo lo percorro tutto
e sta di fatto sono io l’assente
anche se manchi tu, non resta niente
da stare ad inventare, il senso è breve,
ti liquefai e sono io la neve.

(inedito)

 

(ph. Grattacaso)

Congelamento

Ancora due poesie da Aprile, i testi scritti nell’aprile di lockdown. Penso che siano poesie distinte, ma evidentemente collegate tra loro e per questo le propongo insieme.

*

Forse provare da oggi a congelare
un’ora insieme all’altra, la verdura
già fatta a pezzi, un brano che a memoria
scavalla il secolo, il gesto che non dura
ripetuto da sempre, è quanto basta
(quel poco di ragù) per augurare
non sia miraggio la fine dell’assedio,
il surgelato presidio senza tempo
è resistenza per raffreddamento.

 

 

*

Oppure continuare a accumulare
per chissà quando, mettere da parte
in freddo avvisi, avanzi, sottrazioni,
congelare gli affetti, è poco sano
effetto di demenza, opposizione
da senescente ardore, rimandare
ad epoca futura è solo errore
o peggio l’espediente che dichiara
un ibernato atto di rinuncia.

 

(inedito)

Non fare verbo

Altra poesia da Aprile, sezione inedita nata in questo aprile di confinamento e distanziamento sociale
Fare ginnastica uguale ad arretrare,
mangiare tanto che sembra digiunare,
non fare verbo è come strologare,
abbracciare si può senza la pelle,
darsi la mano e non avere dita,
baciare far l’amore è consumare
tutta l’azione in sceneggiatura,
è come non soffiare per paura
che l’alito dilapidi la vita.

(inedito)

 

(ph. Grattacaso)

 

Dove sono

La poesia che segue è stata scritta in questi giorni, quelli insomma dell’emergenza dovuta all’epidemia da coronavirus e della forzata reclusione casalinga.  Dovrebbe far parte di una serie di non molti testi, che ha per titolo Aprile. Giulio Scarpati, dopo la pubblicazione sul blog, mi ha fatto dono di una sua lettura.

 

Cammino e non cammino, io dove sono,
rimango eterno in luogo indefinito
o forse sto correndo e mi cancello
in un andirivieni consumato
in pochi passi, caracollo a vuoto
in uno spazio cupo, mi concedo
a un’aria di precaria libertà
avanti e indietro, come andare a fondo
nel minimo di melma traboccando.

 

(inedito)

particolare di un’opera di Roberto Barni (ph. Grattacaso)

Rassicurante mutevole certezza

Al tempo del coronavirus, con i bollettini che drammaticamente ogni giorno contano contagiati e morti, non hanno più alcun valore per tutti noi le previsioni del tempo. Questa poesia, che usa il linguaggio delle previsioni meteo, spero parli anche di tutt’altro. E’ pubblicata in Confidenze da un luogo familiare (Campanotto, 2010)

 

Il tempo impaludato

Il tempo impaludato è una serie di nove brevi componimenti sul tema del mercato, che apre la raccolta Il tempo che farà (Elliot). Ne propongo la lettura, pensando a come siano vuote e tristemente silenziose in questi giorni le piazze cittadine dove solitamente si svolgono i mercati.

 

Il divano

In questi giorni di segregazione domestica, dovuta all’emergenza coronavirus, ho pensato di registrare alcune mie poesie. Questa è tratta da La vita dei bicchieri e delle stelle (Campanotto, 2013). E’ una consolazione per me, un modo per sentirmi vicino ad amici e lettori.