heart / string, il nuovo cd di Lucia Minetti Presentazioni a Torino, Pistoia, Milano

A novembre cominciano le presentazioni del nuovo cd di Lucia Minetti heart / strings, un progetto musicale ideato e realizzato in collaborazione co Oscar del Barba, pianista e autore di grande esperienza e ricercatezza, che ne ha composto e arrangiato le musiche per voce e quartetto d’archi.

Lucia Minetti è una stimata interprete della canzone d’autore e del jazz e amata da compositori e autori per la potenza espressiva delle sue interpretazioni e il timbro unico della sua voce, trova anche in questo progetto ispirazioni nuove intorno alla forma canzone. Qui compie un passo importante verso una ridefinizione dell’idea di canto, inteso non solo come vocalità, ma anche e soprattutto nelle sue dimensioni mitopoetiche.

Ad accompagnare Lucia Minetti il giovane, pluripremiato Quartetto Echos che, seppur impegnato prevalentemente nel repertorio cameristico, crede fortemente nel valore artistico delle contaminazioni fra generi musicali differenti, che considera fonte di crescita e di ispirazione per un ensemble giovane e motivato. Il Quartetto Echos è formato da Andrea Maffolini e Ida Di Vita, violini, Giorgia Lenzo, viola, Martino Maina, violoncello.

I testi delle canzoni sono composti dai narratori e poeti Stefano Bortolussi, Marco Bortoli, Luca Ragagnin, Enrico Remmert, Francesca Tini Brunozzi, Stefano Valanzuolo, Dario Voltolini. Sono presenti anche due canzoni con miei  testi: Per sempre naviganti e In volo.

Queste le prime presentazioni:

giovedì 7 novembre Torino Circolo dei Lettori
venerdì 15 novembre Pistoia Libreria Lo Spazio in via dell’ospizio
giovedì 21 novembre Milano Teatro Franco Parenti  – Sala Café Rouge

Tutti gli incontri cominciano alle ore 19.

Il cd è prodotto da Velut Luna.

Da heart / strings, il nuovo album di Lucia Minetti: “In volo”

Il 5 ottobre (ma su Spotify è già scaricabile) esce il nuovo album di Lucia Minetti, intitolato heart/strings.
È un album molto bello, particolare e raffinato, di lieder moderni. I testi sono scritti da poeti, le musiche sono di Oscar Del Barba. I pezzi sono cantati meravigliosamente, con grande sensibilità artistica, da Lucia, suonati splendidamente dal giovane Quartetto Echos.
Nel cd sono presenti due miei testi, oltre a quelli di Stefano Bortolussi, Luca Ragagnin, Enrico Remmert, Francesca Tini Brunozzi, Stefano Valanzuolo, Dario Voltolini e Marco Bortoli.
Il cd è pubblicato da Velut Luna e distribuito da Egea.
Propongo qui l’anteprima di In volo.

Quartine d’agosto

Le Quartine d’agosto sono pubblicate nel mio libro La vita dei bicchieri e delle stelle (Campanotto), pubblicato nel 2013. La sezione è composta da 31 quartine, una per ogni giorno del mese.

1.

Da una finestra arriva un do d’autore,

canto d’antan, caruso o tito schipa,

tutto si ferma, ed è quasi dolore

la nostalgia, sopra agosto straripa.

 

7.

Tutti nudi, spettacolo indecente.

Flaccida carne, peluria folta, panza.

Passa la gatta come una che niente

cura, leggera nella sua eleganza.

 

8.

All’altra dice, hai cominciato all’alba

ma non ti sembra che ti sforzi invano?

la melodia suona alquanto scialba

e non hai proprio voce da soprano.

 

9.

E la cicala: se mi stessi accanto,

se tu mi fossi veramente amica,

potresti dirti esperta ed il bel canto

apprezzeresti, invece sei formica.

 

10.

Cadono stelle, pare, in questa notte

di San Lorenzo, così con fare serio

serro per tempo balconi logge porte,

sennò mi tocca pensare un desiderio.

 

12.

Non muovo boccia, non sposto una pedina.

Nemmeno fiato, una statua di ghiaccio.

Una partita da vincere in panchina,

anzi in poltrona, dove ottuso giaccio.

 

15.

Ma tutte voi alla cui vista arretro,

spalle abbronzate, gambe e braccia nude,

non date sofferenza, andate retro,

tanto lo so che poi non si conclude.

 

21.

Certo è quiete nel buio della navata,

nel silenzioso vuoto illanguidito.

Poi con cadenza lenta e evaporata

una campana suona l’infinito.

 

22.

Solo la gatta si concede al sole

di mezzogiorno, non se ne lamenta,

rimane indifferente in prendisole

tra il vaso di basilico e la menta.

 

25.

Umori scivolosi e straripanti,

tutto un sudore, un umido di ascelle.

Ci salvano pensieri deodoranti,

versi come saponi sulla pelle.

 

30.

I popoli festosi ed acclamanti

si spargono per mari monti fiumi,

ingordi accampamenti di griglianti

gonfi impiegati di salsicce e fumi.

 

31.

Luce serale languida e gentile,

pulita del trascorso temporale,

in questa perfezione giovanile

la vita è inconcludente ed immortale.

 

Le foto inserite nel post sono mie

Premio Prestigiacomo a “Il mondo che farà” e a “Novilunio”

La giuria del VII Premio Letterario “Paolo Prestigiacomo” San Mauro Castelverde, composta da Gabriella Sica (presidente), Roberto Deideir e Maria Attanasio, dopo attenta disamina delle numerose opere pervenute da tutta Italia, ha decretato Vincitori ex aequo Tiziano Broggiato (con “Novilunio” Edizioni  LietoColle) e Giuseppe Grattacaso (con “Il mondo che farà” Edizioni Elliot); la stessa giuria ha poi assegnato due Menzioni Speciali: ad Antonio Lanza per il libro “Suite Etnapoli”, edito da Interlinea, e a Maria Pia Quintavalla per “Quinta Vez”, edizioni Stampa 2009.

Nelle sei precedenti edizioni i vincitori erano stati Patrizia Cavalli, Franco Loi, Franco Marcoaldi, Valerio Magrelli e Aurelio Picca, Iolanda Insana e Maurizio Cucchi.

Organizzato dal Comune di San Mauro Castelverde (PA) in collaborazione con il periodico culturale l’EstroVerso e con il Centro di Poesia Contemporanea dell’Università di Catania, il Premio sarà consegnato in Piazza Municipio, sabato 3 agosto, alle ore 18.30. Ospite d’onore della cerimonia di premiazione la scrittrice Catena Fiorello.

Inoltre, per celebrare la memoria del poeta maurino Paolo Prestigiacomo e suggellare simbolicamente la trasmissione di un’eredità poetica e letteraria sette giovani poeti siciliani, al di sotto dei quarant’anni, Gianluca Furnari, Antonio Lanza, Noemi De Lisi, Gianluca D’Andrea, Andrea Accardi, Pietro Cagni e Naike Agata La Biunda, leggeranno, insieme ai loro testi, poesie tratte dall’opera del Prestigiacomo, in particolare dalla raccolta “Grotteschi”.

Lo sguardo dell’attesa

Ricevo da Cinzia Anselmi, che ha presentato insieme a Alessandro Fo il mio libro di poesie Il mondo che farà a Siena alla libreria Mondadori, questo testo che racconta il suo incontro con i miei versi e che si addentra in un’attenta lettura della raccolta. Lo pubblico molto volentieri (sia pure con un po’ di imbarazzo, visti i giudizi lusinghieri che vi sono espressi) e ringrazio l’autrice per le sue considerazioni così vive e dense.

di Cinzia Anselmi

Ho incontrato Giuseppe Grattacaso solo due-tre anni fa, leggendo le storie che racconta nella raccolta Parlavano di me, del 2015. Sono stata catturata e, direi, emozionata dalla sensibilità raffinata con cui svelava pieghe di vita dei suoi personaggi: il professor Tommasini, padre di un giovane mai laureato; Silvana, la giovane albanese trasferita con la famiglia in Italia; Ferruccio Sorrentino, in particolare, il vecchio sarto a cui cominciano a tremare le mani, forse anche i pensieri. Che «si guardava le mani e avrebbe voluto piangere» perché «il tremito lo faceva sentire più solo […] prendeva l’aspetto di lunghe giornate vuote e senza scopo, senza un tessuto tra le mani, una gonna, un paio di pantaloni che giustificassero la sua presenza al mondo» (p. 144)

Una sensibilità che faceva immaginare il poeta accanto al narratore, come mi era successo leggendo il romanzo autobiografico di Pierluigi Cappello. C’era il poeta, infatti, e lo incontrai poco dopo leggendo La vita dei bicchieri e delle stelle (che di fatto era uscito ben prima dei racconti). Un titolo affascinante, simpatico, quasi provocatorio, che faceva desiderare e presagire incontri decisamente inediti. Qui prendevano voce gli oggetti quotidiani, si svelava non dico la loro anima – forse gli oggetti di vetro o di acciaio inox non ce l’hanno – ma la vita che noi, con la nostra, trasferiamo e infondiamo a loro. Al bicchiere, alla tazza, al cucchiaio a cui io, o mio padre che non c’è più, abbiamo avvicinato tante volte le labbra, e che restano lì a testimoniare e ricordare nel tempo la presenza o l’assenza del calore di quelle labbra.

Un incontro sorprendente: poesie belle, vere, che spaziavano dai bicchieri agli spazi infiniti delle stelle.

Con l’uscita di Il mondo che farà il desiderio di lettura si riaccende: già il titolo appare efficace, invitante, come quello della raccolta precedente. Gioca su un equivoco consonantico, farà/ sarà, o pone una domanda senza il punto interrogativo? Sicuramente crea un’attesa, appagata e coltivata dalla lettura. Sei sezioni aperte prima dalla citazione di un enigmatico e splendido testo di Sbarbaro, poi dalla poesia che dà il la alla sinfonia: «Un certo giorno uno camminando/ per una strada che non riconosce/ o nell’attesa di un treno alla stazione/ in leggero ritardo […]/ abbandona il gruppo,/ elimina le chat, senza parole/ rimangono le immagini, lui aspetta/ che il mondo che farà venga a soccorso […]/ Lui aspetta un nuovo tempo […] vento che rischiari il paesaggio (p. 9).

Leggo le poesie tutte d’un fiato, come si legge un racconto. E scopro, arrivata all’ultima, che racconto lo sono davvero. «Ci piace che l’attesa sia racconto» è l’incipit dell’ultimo componimento a p. 100. Poesia, certo, ma, come ha scritto al termine della sua recensione Matteo Pelliti sul web magazine Succedeoggi, «di grande e godibile leggibilità».

Non tutti i testi mi sono chiari a una prima, immediata lettura, ma vado avanti col piacere e l’attesa della pagina successiva. L’ultima sezione è una folgorazione: sono persa, emozionata e catturata da quelle poesie sulla casa dei genitori, vuota dei suoi abitanti e ancora piena dei loro oggetti, testimoni di tempi, vite e affetti condivisi. Quelle poesie parlano di me, raccontano e prefigurano il mio vissuto. Che poi è il vissuto che ci accomuna, prima o poi, tutti. E, come scriveva Alessandro Fo a proposito della musica di Chopin (in Mancanze: «Il valzer in do diesis/ minore (opera 64,2)»), tanti di quegli endecasillabi riescono a volgere la «pena» in «leggerezza».

Leggo di nuovo le poesie in sequenza, mi soffermo sui titoli delle sei sezioni della raccolta e mi pare di individuare il filo conduttore, il «pensiero», come lo definisce l’autore stesso in un componimento semiserio Io forse scrivo anche stamattina (p. 73), che ci racconta il suo rapporto con gli endecasillabi e quindi con la poesia.

Il filo si snoda dai primi versi, citati sopra, che aprono la raccolta: un giorno uno di noi esce dalla corrente rapida, forsennata, del vivere distratto. Si ferma in pausa, in ascolto, in attesa. Pone un’attenzione nuova alla vita e alle sue espressioni. Alle memorie, alle domande di senso, alte, spesso senza risposta certa, che si porta dentro. La vita è un enigma con una sua grande bellezza. Come i licheni descritti da Sbarbaro nel testo citato nella pagina precedente l’incipit. Forse, finché noi riusciremo ad uscire dal «gruppo» e a ritagliarci tempi di attenzione e di ascolto e di attesa degni degli esseri umani, potremo accarezzare, malgrado la difficoltà di cogliere un senso convincente nella Storia (Se il tempo non è quello di una volta, p. 69), la «speranza» di un «mondo che», pur col suo enigma, «farà» ancora bellezza.

L’«attesa», dunque, è la condizione per intraprendere il cammino di senso, per porre attenzione e sguardo nuovi a noi stessi e alla vita nelle sue varie espressioni. È la parola-chiave di questo «racconto», come dimostra la poesia in quarta di copertina Se il giallo si confonde e non conclude, che ci insegna, dopo i gialli ‘resistenti’ della ginestra leopardiana e dei limoni montaliani, un giallo nuovo, inedito in letteratura, quello del semaforo che prelude la sosta e l’attesa.

Sintonizzati su questa lunghezza d’onda, potremo incontrare, grazie a Giuseppe Grattacaso, ai suoi splendidi, musicali e familiari endecasillabi, la poesia che c’è in tutte le espressioni della vita, anche le più impensabili: la frutta e la verdura esposte sui banchi al mercato (pp. 13 ss.), le nostre piazze (28 e 31), gli spazi siderali (32), i bistrot (54), i momenti di scetticismo e smarrimento (25, 30, 33, 65), i ricordi nostalgici di miti passati (77 e 81), la casa dei genitori rimasta vuota (87 ss.).

E non è incontro da poco.

Comica finale. Poesie per Stanlio e Ollio

E’ da qualche giorno nelle sale italiane il film Stanlio & Ollio di Jon S. Baird con gli straordinari Steve Coogan nei panni di Laurel e John C. Reilly in quelli di Hardy.

Nel mio libro Il mondo che farà (Elliot), di recente pubblicazione, sono presenti tre poesie dedicate a Laurel e Hardy, con il titolo Comica finale. Era da sempre che tentavo di scrivere sui due comici che hanno reso più felice la mia infanzia e la mia vita, poi finalmente è successo un paio di anni fa. Intanto avevo scoperto che Stan Laurel e Oliver Hardy erano anche due poetici e geniali interpreti del mondo.

Pubblico qui le prime due poesie di

Comica finale
1.
Si demolisce il mondo con dolcezza,
l’auto, la casa, il letto, la pianola,
si può lasciare intatta una minuzia,
una bombetta che ci salverà,
il cappello soltanto deformato,
metà cravatta per lo scarabocchio
giro di valzer lieve con le dita,
faccia stranita, gesto di saccente
senza sapere altro che disfatta,
o di perdente, che è la stessa cosa,
perché il progetto si risolve in smacco,
questo da sempre. In fondo non è data
un’altra vita senza smorfia o tonfo,
che esista poesia senza sberleffo,
che grazia non combini con grassezza,
il peso non declini in leggerezza.
2.
Non c’è niente che sia davvero facile,
una cucina che rimanga in ordine,
doccia che non straripi in incidente.
La vita è tuffo dentro una pozzanghera,
la caduta, il passo falso è danza,
nel goffo movimento è la bellezza.

 

 

IL MONDO CHE FARA’ presentazioni a Salerno e a Napoli

Insieme all’amico giornalista e poeta Andrea Manzi parleremo della mia raccolta di poesie Il mondo che farà (Elliot) lunedì 15 aprile alle ore 18.30 alla libreria Feltrinelli di Salerno

Il giorno successivo, martedì 16 aprile, sarò a Napoli in compagnia di Silvia Zoppi Garampi, che insegna letteratura italiana contemporanea all’Università suor Orsola Benincasa. Appuntamento alla libreria Dante & Descartes in piazza del Gesù nuovo alle ore 18.

La vita certe volte

La poesia che apre la sezione La vita certe volte, contenuta nel mio libro di poesie Il mondo che farà, da poco pubblicato per i tipi di Elliot

La vita certe volte sfila accanto,
per proprio conto prende strade incerte,
spesso in salita, chiedo dove vai,
dove vai vita, nell’inseguimento
ho il fiato corto, forse non mi sente,
mentre io arranco lei viaggia spedita
ed incosciente, io non me la sento
di starle dietro, quella non si pente
e corre all’impazzata, più c’è gente
più provoca sfacciata e impenitente.
Ma poi penso mi fermo, quelle volte
che mi tormenta, tanto che ci faccio
con tutta questa vita, mi addormento
se lei corre di lato, o faccio finta
che sono assente e non è mia la vita.

 

© 2019 Lit  Edizioni Srl

 

IL MONDO CHE FARA’ in libreria dal 21 febbraio

Il mondo che farà è il mio nuovo libro di poesie. E’ pubblicato
dell’editore Elliot nella collana di poesia curata da Giorgio Manacorda.

Sarà in libreria dal 21 febbraio.

Di seguito la poesia che è riportata nella quarta di copertina e che dà il titolo a una delle sezioni del libro.

Se il giallo si confonde e non conclude
la sua testimonianza, allora invecchia
il corpo spento, avverte che l’attesa
è una fermata in bilico sul nulla.
Quando poi la marcia è consentita
e il verde si profonde in cerimonie
e partiamo all’assalto, consumato
è il terreno, vediamo il precipizio
ad ogni passo, speriamo in una sosta
più duratura al prossimo passaggio,
che il giallo ci conservi nell’indugio,
l’incertezza ci liberi dal viaggio.

© 2019 Lit Edizioni Srl

 

Dai suoi raggi

Alla mia poesia Dai suoi raggi è dedicato l’ottavo dei totem poetici presenti per le vie di Ponte di Legno. L’istallazione, collocata in prossimità del complesso scolastico della cittadina della Val Camonica, sarà inaugurata lunedì 20 agosto. I totem sono voluti e realizzati dalla associazione Mirella Cultura, che organizza il prestigioso premio PontedilegnoPoesia.
I totem già presenti sono dedicati a poesie di Giuseppe Langella, Sandro Boccardi, Marisa Brecciaroli, Curzia Ferrari, Franco Loi, Alberto Toni e Franco Buffoni.

La poesia parla del Sole.

Dai suoi raggi

Risplenderà in decomposizione
un giorno il sole: trasformato in elio
l’idrogeno del cuore, rallentato
il battito, più esile il respiro,
il fiero dio sulla quadriga raggio
dopo raggio comincerà a morire,
saluterà le nuvole e i pianeti,
invecchierà nei secoli dei secoli,
fiacco e gigante, una stella enorme
calerà sui deserti. Sopra il cocchio
celere un tempo, siederà un vecchio
deforme e stanco, triste stella obesa
arresa al fato. L’idolo dolente
che tutto ha visto, tutto ha assecondato,
e fiumi e terra, Helios rinsecchito,
ricorderà montagne e continenti,
i ciclamini, i gemiti degli uomini,
la bontà dei castagni, le distratte
rive dei laghi, il volo rarefatto
della tortora, l’orgoglio dei ghiacciai,
il lume remissivo delle lucciole,
la mano tesa ad indicare il sole:

il sole che brillava sui miraggi,
la mano ad accennare antichi viaggi.

Metopa che raffigura Helios che esce dall’acqua del mare