Premio Pisa a “Il mondo che farà”

Con Il mondo che farà (Elliot) ho vinto il premio Pisa per la poesia. Il riconoscimento per la narrativa è andato a Giuseppe Culicchia con il romanzo Il cuore e la tenebra (Mondadori). A vincere la sezione dedicata alla saggistica è stato Remo Bodei, scomparso da qualche settimana, con Dominio e sottomissione (Il Mulino).

Particolarmente prestigioso l’albo d’oro. Tra i premiati per la poesia negli ultimi decenni (il premio è alla sessantatreesima edizione) Vivian Lamarque, Anna Maria Carpi, Umberto Piersanti, Alessandro Fo (ora membro della giuria), Valerio Magrelli, Cesare Viviani, Franco Buffoni, Mario Luzi, Roberto Mussapi, Maurizio Cucchi, Ennio Cavalli (ora in giuria), Pierluigi Cappello, Michele Mari, Paolo Ruffilli, Bruno Galluccio, Mariengela Gualtieri, Alberto Bevilacqua, Stefano Carrai.

La cerimonia di premiazione è fissata per sabato 7 dicembre alle ore 17 alla Sala delle Baleari del Palazzo comunale di Pisa.

Il canarino

(versi fischiati a Saba)

nel mondo dei volatili mi perdo
U. S.

 

Hai chiuso tante volte la finestra
perché volasse nella stanza angusta
il canarino, forse gli fischiavi
per essergli vicino, diventavi
esile, tutto piume, becco a becco
gli porgevi il panìco, quello prodigo
lo spargeva dintorno, vecchio Saba
cercavi di volare, con che grazia
lanciavi le tue attese verso il cielo,
perché sognavi d’essere un uccello
dentro la gabbia, nell’angusta stanza,
e dalla gabbia a tutto quell’azzurro
ti dedicavi, era lì la vita,
nel frullo senza pena delle ali.

 

Saba e i canarini

La poesia è inclusa nel mio libro Il mondo che farà (Elliot).

Riporto quanto ho scritto nella nota che conclude il libro a proposito delle circostanze da cui sono nati questi versi:

Per quanto riguarda Il canarino mi piace ricordare che quando Pier Antonio Quarantotti Gambini si decise a dare alle stampe la sua raccolta di poesie Racconto d’amore, pensò di scrivere una lettera all’amico Umberto Saba, che era morto da qualche tempo. Nella lettera, posta a introduzione della raccolta nell’edizione del 1965 data alle stampe da Mondadori, rivolgendosi a Saba e sempre dandogli del Lei (proprio così, con la maiuscola), Quarantotti Gambini ricorda che l’amico gli aveva raccontato che un giorno un canarino gli era fuggito – in quel tempo Saba stava scrivendo le poesie di Uccelli – e che, dopo vari tentativi di recuperarlo, aveva fatto diffondere da Radio Trieste svariati appelli ai cittadini. «Un’altra volta» scrive Quarantotti Gambini nella lettera «stando disteso sul letto tutto vestito e calzato, come era Sua abitudine, e fumando la pipa, m’indicò con un gesto l’angusta stanzetta di cui aveva già chiuso le imposte perché, vivendo coi canarini, aveva preso le abitudini degli uccelli, che iniziano il riposo al calar del sole».