Il tempo impaludato

Il tempo impaludato è una serie di nove brevi componimenti sul tema del mercato, che apre la raccolta Il tempo che farà (Elliot). Ne propongo la lettura, pensando a come siano vuote e tristemente silenziose in questi giorni le piazze cittadine dove solitamente si svolgono i mercati.

 

Il mondo che farà

La poesia che conclude il mio libro Il mondo che farà (Elliot), pubblicato nel 2019, può servire ad augurare a tutti un felice Anno Nuovo.

Buon Mondo!

Ci piace che l’attesa sia racconto
in senso inverso, quello che sarà
speranza cui si approda a marcia indietro,
conteggio certo che prospetta il viaggio
all’ora zero, per esaurimento
del tempo dato il varo della nave,
il razzo che è lanciato verso il cielo
è scatto quando svetta il passo morto.
Numeriamo l’auspicio da infinito
al punto senza tempo, l’ora assente
ci stimola all’imbarco, all’avventura
verso il tragitto ignoto: è proprio il niente,
quell’attimo di vita insospettabile,
per privazione per insufficienza,
che vorremmo durasse, quota zero
che festeggiamo, lì finisce il tempo
ed ha principio il mondo che farà.

(ph. G. Grattacaso)

 

Premio Pisa a “Il mondo che farà”

Con Il mondo che farà (Elliot) ho vinto il premio Pisa per la poesia. Il riconoscimento per la narrativa è andato a Giuseppe Culicchia con il romanzo Il cuore e la tenebra (Mondadori). A vincere la sezione dedicata alla saggistica è stato Remo Bodei, scomparso da qualche settimana, con Dominio e sottomissione (Il Mulino).

Particolarmente prestigioso l’albo d’oro. Tra i premiati per la poesia negli ultimi decenni (il premio è alla sessantatreesima edizione) Vivian Lamarque, Anna Maria Carpi, Umberto Piersanti, Alessandro Fo (ora membro della giuria), Valerio Magrelli, Cesare Viviani, Franco Buffoni, Mario Luzi, Roberto Mussapi, Maurizio Cucchi, Ennio Cavalli (ora in giuria), Pierluigi Cappello, Michele Mari, Paolo Ruffilli, Bruno Galluccio, Mariengela Gualtieri, Alberto Bevilacqua, Stefano Carrai.

La cerimonia di premiazione è fissata per sabato 7 dicembre alle ore 17 alla Sala delle Baleari del Palazzo comunale di Pisa.

Lo sguardo dell’attesa

Ricevo da Cinzia Anselmi, che ha presentato insieme a Alessandro Fo il mio libro di poesie Il mondo che farà a Siena alla libreria Mondadori, questo testo che racconta il suo incontro con i miei versi e che si addentra in un’attenta lettura della raccolta. Lo pubblico molto volentieri (sia pure con un po’ di imbarazzo, visti i giudizi lusinghieri che vi sono espressi) e ringrazio l’autrice per le sue considerazioni così vive e dense.

di Cinzia Anselmi

Ho incontrato Giuseppe Grattacaso solo due-tre anni fa, leggendo le storie che racconta nella raccolta Parlavano di me, del 2015. Sono stata catturata e, direi, emozionata dalla sensibilità raffinata con cui svelava pieghe di vita dei suoi personaggi: il professor Tommasini, padre di un giovane mai laureato; Silvana, la giovane albanese trasferita con la famiglia in Italia; Ferruccio Sorrentino, in particolare, il vecchio sarto a cui cominciano a tremare le mani, forse anche i pensieri. Che «si guardava le mani e avrebbe voluto piangere» perché «il tremito lo faceva sentire più solo […] prendeva l’aspetto di lunghe giornate vuote e senza scopo, senza un tessuto tra le mani, una gonna, un paio di pantaloni che giustificassero la sua presenza al mondo» (p. 144)

Una sensibilità che faceva immaginare il poeta accanto al narratore, come mi era successo leggendo il romanzo autobiografico di Pierluigi Cappello. C’era il poeta, infatti, e lo incontrai poco dopo leggendo La vita dei bicchieri e delle stelle (che di fatto era uscito ben prima dei racconti). Un titolo affascinante, simpatico, quasi provocatorio, che faceva desiderare e presagire incontri decisamente inediti. Qui prendevano voce gli oggetti quotidiani, si svelava non dico la loro anima – forse gli oggetti di vetro o di acciaio inox non ce l’hanno – ma la vita che noi, con la nostra, trasferiamo e infondiamo a loro. Al bicchiere, alla tazza, al cucchiaio a cui io, o mio padre che non c’è più, abbiamo avvicinato tante volte le labbra, e che restano lì a testimoniare e ricordare nel tempo la presenza o l’assenza del calore di quelle labbra.

Un incontro sorprendente: poesie belle, vere, che spaziavano dai bicchieri agli spazi infiniti delle stelle.

Con l’uscita di Il mondo che farà il desiderio di lettura si riaccende: già il titolo appare efficace, invitante, come quello della raccolta precedente. Gioca su un equivoco consonantico, farà/ sarà, o pone una domanda senza il punto interrogativo? Sicuramente crea un’attesa, appagata e coltivata dalla lettura. Sei sezioni aperte prima dalla citazione di un enigmatico e splendido testo di Sbarbaro, poi dalla poesia che dà il la alla sinfonia: «Un certo giorno uno camminando/ per una strada che non riconosce/ o nell’attesa di un treno alla stazione/ in leggero ritardo […]/ abbandona il gruppo,/ elimina le chat, senza parole/ rimangono le immagini, lui aspetta/ che il mondo che farà venga a soccorso […]/ Lui aspetta un nuovo tempo […] vento che rischiari il paesaggio (p. 9).

Leggo le poesie tutte d’un fiato, come si legge un racconto. E scopro, arrivata all’ultima, che racconto lo sono davvero. «Ci piace che l’attesa sia racconto» è l’incipit dell’ultimo componimento a p. 100. Poesia, certo, ma, come ha scritto al termine della sua recensione Matteo Pelliti sul web magazine Succedeoggi, «di grande e godibile leggibilità».

Non tutti i testi mi sono chiari a una prima, immediata lettura, ma vado avanti col piacere e l’attesa della pagina successiva. L’ultima sezione è una folgorazione: sono persa, emozionata e catturata da quelle poesie sulla casa dei genitori, vuota dei suoi abitanti e ancora piena dei loro oggetti, testimoni di tempi, vite e affetti condivisi. Quelle poesie parlano di me, raccontano e prefigurano il mio vissuto. Che poi è il vissuto che ci accomuna, prima o poi, tutti. E, come scriveva Alessandro Fo a proposito della musica di Chopin (in Mancanze: «Il valzer in do diesis/ minore (opera 64,2)»), tanti di quegli endecasillabi riescono a volgere la «pena» in «leggerezza».

Leggo di nuovo le poesie in sequenza, mi soffermo sui titoli delle sei sezioni della raccolta e mi pare di individuare il filo conduttore, il «pensiero», come lo definisce l’autore stesso in un componimento semiserio Io forse scrivo anche stamattina (p. 73), che ci racconta il suo rapporto con gli endecasillabi e quindi con la poesia.

Il filo si snoda dai primi versi, citati sopra, che aprono la raccolta: un giorno uno di noi esce dalla corrente rapida, forsennata, del vivere distratto. Si ferma in pausa, in ascolto, in attesa. Pone un’attenzione nuova alla vita e alle sue espressioni. Alle memorie, alle domande di senso, alte, spesso senza risposta certa, che si porta dentro. La vita è un enigma con una sua grande bellezza. Come i licheni descritti da Sbarbaro nel testo citato nella pagina precedente l’incipit. Forse, finché noi riusciremo ad uscire dal «gruppo» e a ritagliarci tempi di attenzione e di ascolto e di attesa degni degli esseri umani, potremo accarezzare, malgrado la difficoltà di cogliere un senso convincente nella Storia (Se il tempo non è quello di una volta, p. 69), la «speranza» di un «mondo che», pur col suo enigma, «farà» ancora bellezza.

L’«attesa», dunque, è la condizione per intraprendere il cammino di senso, per porre attenzione e sguardo nuovi a noi stessi e alla vita nelle sue varie espressioni. È la parola-chiave di questo «racconto», come dimostra la poesia in quarta di copertina Se il giallo si confonde e non conclude, che ci insegna, dopo i gialli ‘resistenti’ della ginestra leopardiana e dei limoni montaliani, un giallo nuovo, inedito in letteratura, quello del semaforo che prelude la sosta e l’attesa.

Sintonizzati su questa lunghezza d’onda, potremo incontrare, grazie a Giuseppe Grattacaso, ai suoi splendidi, musicali e familiari endecasillabi, la poesia che c’è in tutte le espressioni della vita, anche le più impensabili: la frutta e la verdura esposte sui banchi al mercato (pp. 13 ss.), le nostre piazze (28 e 31), gli spazi siderali (32), i bistrot (54), i momenti di scetticismo e smarrimento (25, 30, 33, 65), i ricordi nostalgici di miti passati (77 e 81), la casa dei genitori rimasta vuota (87 ss.).

E non è incontro da poco.

Il MONDO CHE FARA’ a Siena, Pisa e Cecina

Lunedì 6 maggio alle ore 18 alla libreria Mondadori di Siena con Cinzia Anselmi e Alessandro Fo parleremo della mia raccolta di poesie Il mondo che farà (Elliot Edizioni).

Venerdì 10 maggio sarò ospite della rassegna Versi in Borgo, curata da Matteo Pelliti. L’incontro si svolgerà presso la libreria Ghibellina e avrà inizio alle ore 18.

Sabato 11 per la rassegna Poetica-mente, organizzata dal Comune di Cecina, con Alessandro Fo realizzeremo il reading “Esseri umani: il mondo che farà”. A presentare l’incontro, inizio ore 17,30, sarà Divina Vitale.

IL MONDO CHE FARA’ presentazione a Roma

Giovedì 18 aprile alle ore 18 presenterò da Tomo Libreria Caffè la mia raccolta di poesie Il mondo che farà. Saranno con me alcuni tra i miei amici più cari a parlare del libro e a leggere le poesie.

Gli interventi saranno di Diego De Silva, Valerio Magrelli e Renzo Paris. 

Le letture sono affidate a Giuseppe Cederna e Giulio Scarpati.