Umana, troppo umana: una poesia per Marilyn

L’editore Aragno ha recentemente pubblicato l’antologia di poesie Umana, troppo umana, dedicata a Marilyn Monroe, in occasione dei novanta anni dalla nascita. Questo è il mio contributo al volume, curato da Fabrizio Cavallaro e Alessandro Fo.

 

 

Preghiera (a M.)

Ave, Marilyn, piena di tua grazia
e di tristizia, splendida tra tutte
le donne e maledetta, unica dea
che compare nei sogni degli umani
in gonne sollevate dalla furia
dei fiati sotterranei, metropolitani
riprovevoli abissi, e reggiseni
di linde trasparenze, et benedictus
tuo seno senza gioia solo sfiorato
dall’amore di mani, da milioni
d’insaziabili occhi, e preservato
da morte, sempre uguale nei secoli
dei secoli, lo sguardo che non muore
affatturato, avvocata nostra,
inerme tu, sprovvista di difesa,
da noi invocata, come noi esclusa
dal paradiso, sei senza peccato
senza letizia: nell’eternità
la biondissima aureola sfolgorante
ci faccia luce e la luce illuda
che sia senza vecchiaia l’aldilà.
Marilyn madre, Marilyn mia donna,
amante nostra e mai Marilyn sposa,
prega per noi che abbiamo tanto errato
con l’animo vagante e intrappolato
da sempre in cerca, come tu hai cercato
senza riposo il frutto immacolato,
ora pro nobis, se tu sai implorare
e se puoi farlo dalla tua dimora
prega per noi che ti desideriamo
per non averti mai, nunc et in hora.

 

 

 

Anno nuovo

Penseremo possibile una svolta,
mutamento nel ritmo della marcia
per adeguarci ai tempi accelerati
che impone l’era, ai forsennati scatti
digitali, alle brusche alterazioni
negli assetti. Forse ci coglierà
per rinnovata sfida o infermità
di morbo antico, l’impazienza
di scosse, di trasalimenti, voglia
di rubare ai giorni emendamenti,
lezioni sconosciute, variazioni
al consueto regolare svolgimento
delle fatalità. Vogliamo breccia
nella compostezza, un’oscillazione
nella tenuta solita dei patti,
che una faglia rovini l’equilibrio
e ci riporti al passo vacillante
che era di giovinezza. Accadrà
invece poco o nulla, l’universo
proseguirà con pochi impedimenti
per il suo verso, noi rovisteremo
sia giorno o notte il cielo alla scoperta
del tempo che farà, domanderemo
alle stelle lontane, alle galassie
se sia sensato il balzo, che distanza
passi tra dove siamo e la felicità.

(ph. G. Grattacaso)

La poesia del pane

E’ stato pubblicato in questi giorni il libro Pane e Poesia, che raccoglie ricette di cibi poveri, a base di pane, e versi.  All’interno una mia poesia, che riporto di seguito.

La tenera esistenza dei panini
che cercano la stretta delle mani,
sentirsi in pugno, il garbato assalto
delle dita arpionanti la corteccia,
è breve viaggio in cerca di abbandono,
essere d’altri vita trangugiata
in dolci cedimenti, ma la voglia
dello sciogliersi in briciole dolenti,
del lasciarsi finire bacio a bacio,
come fosse la morte in ogni morso
sfinito godimento, è voluttà,
fibra che sfalda, ansito d’amore
che squarcia e in nuova vita si compone.

Boulangerie (ph. Grattacaso)

Boulangerie (ph. Grattacaso)

A metà strada tra il ricettario di cucina e l’antologia poetica, Pane e Poesia nasce per contribuire a diffondere la sensibilità antispreco, offrendo uno spunto di riflessione su quanto il cibo, e in particolare il pane, alimento così simbolico. sia un tema sempre presente e vivo nell’ispirazione poetica, trattato qui dai poeti che hanno donato le loro poesie, come annota Vincenzo Guarracino “spezzando parole come pane, trattando cioè ognuno, alla propria maniera, il tema della fame e del soddisfacimento del bisogno primario dell’alimentazione con parole adeguate, su registri e da angoli visuali suoi propri e peculiari”.

La vendita di questo libro contribuisce a sostenere l’attività del Banco Alimentare della Lombardia Onlus per il suo servizio “Siticibo”, che attraverso volontari recupera le eccedenze di cibo fresco e cucinato per donarlo a strutture di carità e assistenza che aiutano i bisognosi.

Sono presenti nell’antologia, tra gli altri, Sandro Boccardi, Tiziano Broggiato, Franco Buffoni, Luigi Cannillo,  Emilio Coco, Michelangelo Coviello, Nino De Vita, Luigi Fontanella , Tomaso Kemeny, Vivian Lamarque,  Valerio Magrelli, Franco Manzoni, Giulia Niccolai, Alessandra Paganardi, Daniela Pericone, Alessandro Quattrone, Maria Pia Quintavalla, Alberto Toni.

Il libro verrà presentato a MILANO mercoledì 16 dicembre, Spazio Coviello, via Tadino 20, ore 18.30;
a COMO venerdì 18 dicembre, Sala “Turbina” c/o sede Espansione TV-Coop. Editoriale Lariana, via Sant’Abbondio 4, ore 18.30.

pane e posia copertina[1]

La nuvola di Orione

Per esempio la nuvola di Orione
è massa in divenire assai scomposta,
cioè disordinata e indisponente,
di stelle giovani, molecole disperse,
fiammate d’artificio, crepitanti
trasalimenti, uragani di petali,
rose di venti, dischi planetari,
pietre vaganti, fumi, filamenti
che tra milioni d’anni brilleranno
di luce propria, corpi incandescenti
nel firmamento, o ancora vita ignota
saranno senza nome e condizione
riconosciuta e soddisfacente,
posto assegnato. Non esiste modo
di dare un senso al cielo inessenziale
e sbilanciato. Siamo noi i sapienti,
i diligenti, ordiniamo il mondo
sopra scaffali, mensole, contiamo
le stelle, le galassie, diamo un nome
agli ammassi di luce. Una ragione
che non sappiamo ha pure l’universo,
una missione, un punto d’equilibrio,
questo speriamo, un definito assetto.
Da qualche parte ci sarà un progetto.

(da La vita dei bicchieri e delle stelle, Campanotto 2013)

 

La Nebulosa di Orione vista dal Telescopio Spaziale Hubble

La Nebulosa di Orione vista dal Telescopio Spaziale Hubble

Pluton Portraits 1

Ha rughe incise al fondo di pianure
e lungo gli occhi, segno si saggezza
o di stanchezza per l’eterno giro
lontano da ogni centro. In primo piano
la cute secca per invecchiamento
e per fatica, dio di rapimenti
e di trasalimenti, grigio nume
sorvegliante di sé, ergastolano
e carceriere, mostri la tua fronte
segnata dalle macchie sulla pelle,
la regale pupilla, sguardo ghiaccio
e già distante. Il ritratto fissa
i brufoli, le piccole escrescenze,
il gelido respiro dei crateri,
l’epidermide glabro ed acciaccato,
la coltre d’elefante, un vasto canyon
tra muscolo e montagna arrugginito.

 

Plutone fotografato dalla sonda New Horizons (Nasa)

Plutone fotografato dalla sonda New Horizons (Nasa)

 

Pluton Portraits 2

plutone-pianeta

 

Plutone mette in mostra la sua faccia:
il grande cuore del dio dell’oltretomba,
il nano un tempo ultimo pianeta
del sistema solare, ora gran pietra
ma levigata, una boccia astrale,
sovrano invisibile di un regno
di sudditi defunti, resta in posa.
Sono gli inferi dunque una normale
tappa tra noi e lo spazio senza fine,
Averno galleggiante in zona ghiaccia
e di confine, sfera titubante
di cui rimane traccia nelle foto
spedite dentro il vuoto dalla sonda
New Horizons, di stelle paparazzo
e di divi, in trasferta ultramondana
tra i set delle galassie e le appannate
luci di incerto appeal del sottosuolo.
Vortica Ade, mentre già distante
il fotografo seguita nel volo.

 

Plutone, il dio degli Inferi

Plutone, il dio degli Inferi

 

 

 

In volo

Nella raffinata collezione dei Fogli Volanti, ideata e curata da Margherita Cassani e Danila Denti, è stato pubblicato l’inedito In volo. I miei versi sono accompagnati da una preziosa xilografia di Margherita Cassani. L’elegante composizione è stata tirata nei torchi a mano su carta Vergata.

 

<

 

 

Io proprio non capisco cosa è stato
che mi ha condotto in alto, camminavo
con il mio passo, ogni tanto un salto,
ed ora mi ritrovo nell’ebbrezza
dell’alta quota, vago tra le stelle
stordita ed affannata, muovo le ali
che non sapevo di vestire: in volo
mi sento come il passero che tenta,
s’arrischia contro vento, ma ritorna
al proprio smarrimento, si confonde
in troppo cielo troppa aria, breve
vuole il suo viaggio, appena un po’ distante
dal luogo conosciuto già si chiede
in quale abbraccio troverà rifugio,
se mai vale la pena di partire.
Dici così, io non mi so fermare,
se mi guardi, mi basterà a planare
solo lo sguardo, arrivo dondolando
sulla tua spalla, io sono il fringuello
che fischia melodie, sono il tuffetto
che non si ferma, tutto il giorno aspetta
la notte per entrare nel tuo letto.

 

<

 

 

 

 

Rosetta e la cometa

La-sonda-Rosetta-de-la-Agencia_5

L’ha inseguita dieci anni, poi la sonda
Rosetta ha raggiunto la cometa.
Ora le gira intorno: una è squalo
che punta verso il sole e non lo teme,
l’altra remora, pesce parassita,
mangia gli avanzi, le briciole del pasto.
Raccoglie polveri, rifiuti di materia,
lo scarto del passato che rimane
nelle ossa e nelle vene al pescecane,
che scioglie l’ampia coda di brillanti
filamenti in corsa siderale
e continua ad andare passo a passo
verso il futuro in orbita perenne,
il muso taglia l’aria, con le pinne
trascina ora Rosetta che la insegue,
perdute entrambe, pronte ad annegare
in pieno sole, sono già la storia
di uno squalo, del vecchio e del suo mare.

(inedito)

 

L’anima si incupisce



L’anima si incupisce se gli oggetti
di nessun conto, le lampade i bicchieri,
ci abbandonano, il corpo si protende
senza di loro sul ciglio dell’abisso,
il gesto si frantuma in reticenze.
Solo la mano cerca nella tasca
la moneta, la chiave, il punto fermo
che ci faccia sentire dentro casa
con la speranza che tazzine e brocche
non abbiano lasciato la credenza,
che siano al posto loro le ramine,
i calici in attesa delle bocche.
(da La vita dei bicchieri e delle stelle, Campanotto Editore)

Il corpo sa di sole e di salmastro

Una mia poesia tratta da La vita dei bicchieri e delle stelle (Campanotto, 2013). Fa parte della sezione L’anima.
 
 
 
Il corpo sa di sole e di salmastro,
l’anima afflitta attende in zona grigia,
rannuvolata sterza in coni d’ombra
e non è mai abbronzata, pare stinta
in posa da malata speculante,
anima ottenebrata e respingente,
pensa da sempre ad altro, s’aggroviglia
in contorsioni, in ginniche flessioni cogitanti,
cerca rifugio alle eccitazioni,
a fasci luminosi e radiazioni.
E pure quando il corpo sta disteso,
vorrebbe rilassarsi in pieno sole,
un po’ afflosciato, col muscolo sapiente
addormentato, il respiro assonnato,
lei vigila e vaga diffidente,
controlla il territorio, soprintende
in preda a una nevrosi meditante.
Il corpo lui vorrebbe rimanere
ad arrostire, l’anima febbrile
lo ghiaccia a spruzzi di risentimento:
lui cerca pace e lei condanna al vento,
gli ricorda l’età, le malattie,
le macchie sulla pelle, i raggi uva.
Lui ancora cerca il centro della scena,
lei è pronta coi rimorsi e con la crema.