La gatta

Candida morte scelse la tua gatta,
l’aristocratica che ebbe nome Stella,
grigia zitella non volle più mangiare,
non dette cenno alcuno, non spiegò
le sue ragioni, solo un accorato
sguardo accompagnò il suo commiato,
il muto e fermo esilio da se stessa.
Accorrevamo con timide carezze
poco gradite, tenerezze, sensi
di colpa, manicaretti un tempo
a lei preclusi, imbarazzati affetti.
Non volle storie, chiuse le sue porte
a tutti noi, se ne restò in disparte,
in un suo angolo buio e perentorio
disse l’addio. Facemmo l’inventario
delle partenze troppe e inaspettate,
preghiere assorte, tutte in un inverno
che trapassava noi come un pugnale.
Si vede a volte la gatta per le scale,
entrare in casa, guardarsi appena intorno,
l’ombra disegna di cenere una curva
sul tappeto, si sente un miagolio
e lei fedele al luogo ficcanasa
come faceva un tempo, la scontrosa.
(da Confidenze da un luogo familiare, Campanotto Editore)

Sommelier

Grondanti acqua, in pose inconsuete,
i bicchieri da poco liberati
dalla patina di polvere e di grasso,
disposti in file, o panciuti o smilzi,
ora ridenti in nuova trasparenza,
stanno in attesa d’essere riposti
dentro credenza o mobile da sala,
guardando gli altri astanti con premura
schierati in disarmata leggerezza,
l’incosciente ritrovata giovinezza
che mette ardore e un poco fa paura.
Presto ritorneranno alla postura
di eleganti signori e di signore
supponenti, un poco riluttanti
a mostrarsi, comunque sommelier
cerimoniosi e centellinanti.

Mangio non mangio

Mangio non mangio forse addento solo
finocchi gratinati, un pomodoro,
o bietole lessate e cavolfiore,
ma se non mangio io non mi consolo,
divento triste per perdere tre etti,
allora è meglio un piatto di spaghetti
alle vongole, una parmigiana
di melanzane, il fiano di Avellino
servito fresco a riempire il mio bicchiere. Senza
sentire un sapore familiare, presto
mi stufo, mi arrendo alla bruttezza,
cambio colore, mi sento un vegetale.
Dovrei rinunciare alle passioni
per sembrare un uomo giudizioso, ma preferisco
essere animale, senza criterio
davanti a un vino rosso, ozioso.
(da Confidenze da un luogo familiare, Campanotto Editore, 2010)

AI NAVIGANTI E’ DETTO:

Gaetano Bevilacqua, bozzetto per Se fosse pronto un cielo



a largo una boa
a luce rossa e gialla,
bagliori intermittenti,
che stiano attenti
i naviganti all’attimo di buio,
ai mostri
marini, ai nostri
abissi intestini.



(da Se fosse pronto un cielo, Il Catalogo, 1991)

Ora vivo nel mare

Gaetano Bevilacqua, bozzetto per Se fosse pronto un cielo

Nella mia casa c’è un nuovo
ospite uccello: un canarino
giallo, con una macchia in capo.
Sono io che abito altrove: ignorante
di cose umane e di affari
ingenui di volatili,
ho scelto altra forma animale.
Ora vivo nel mare, attendo l’onda
grassa che mi conforti, che confonda
paesaggi di spugne e alghe.
Ho scelto di pensare sotto il livello
pacifico del reale.
(da Se fosse pronto un cielo, Il Catalogo, 1991)

L’avete viste voi mai tante stelle?

L’avete viste voi mai tante stelle?
Ma non ce n’era una in movimento.
Così mi assale terribile argomento
che nulla accada in cielo e l’universo
sia proiezione di un qualche marchingegno,
scatola magica, intrattenimento.
Nessuna stella cade, non c’è segno
di strascico che doni ai desideri
la mano che li anneghi o che li avveri.








acquaforte di Gaetano Bevilacqua che accompagna le poesie di DUE NOTE, Edizioni dell’Ombra, 2010

La balena guadagna a stento il largo

La balena guadagna a stento il largo,
affaticata dall’enorme peso
del suo corpo condanna. Si immerge lenta
e non sa pensare
che il tributo che deve oggi alla vita
è come sempre ritornare a galla
a respirare.

(da Se fosse pronto un cielo, Il Catalogo, 1991)

Troppi rumori

Troppi rumori intorno, troppe urla,
troppi che sanno, che non hanno dubbio,
sempre all’assalto, ma com’è che fanno
a non ferirsi mai, sempre gridando
una certezza, l’unica, evidente,
se non capisci niente, allora zitto
urlano zitto a tutti gli altri, è scritto
facile da capire anzi banale,
vince chi urla, vince chi ti assale,
non c’è mistero, se tu resti afflitto
sottovoce cortese derelitto,
segnato è il tuo destino culo a terra.
Ma io non voglio pace, niente guerra,
spesso mi tiro indietro, non conduce
da nessun lato la parola, è luce
e buio insieme, chiaroscuro, porta
e muro senza feritoia, contorta
idea che spinge a nulla, uno sgambetto
nella discesa senza freni, effetto
spettacolare, vita e morte. Frulla
la cinciallegra, io la sto a guardare,
le dico grazie, anzi lo vorrei fare,
invece resto zitto, tanto è uguale,
lei non capisce e io non so parlare.
(da Confidenze da un luogo familiare, Campanotto)