Corre veloce il tempo, il paradiso
se fosse vero arriva troppo in fretta,
è uguale al suo contrario, una condanna
l’ardore che ci avvolge e la sconfitta
del ramo tremolante che disfoglia,
la piccola scintilla deturpata
appena illuminata: il peperone
sa che la vita non è rossa o gialla
ma che è finita, già dimenticata
prima d’essersi arresa in poco fuoco,
quasi il calore sia la punizione
per essersi invaghito d’esistenza,
amare la bellezza e il suo gonfiore,
la forma piena che disfiorirà,
il dito che percorre la salita
e la discesa, prima che il coltello
diventi con il taglio conoscenza,
l’inconveniente della sofferenza.
La poesia è tratta dalla sezione Lo stato naturale, inserita in Dei vertebrati, degli invertebrati (Interno Poesia)
Foto di copertina: Giuseppe Grattacaso