Professione: poeta

Quando si fa riferimento a un cantautore, semmai particolarmente apprezzato dal pubblico, si parla di lui spesso concedendogli l’appellativo di poeta. Succede anche quando si tratta di artisti che hanno firmato le musiche delle loro canzoni e non hanno mai scritto un testo. Del resto, amiamo dire che un regista cinematografico è un poeta se le immagini che confeziona e ci propone sono particolarmente evocative e affascinanti; o che un attaccante di una squadra di calcio è un “poeta del gol” se trova, pallone al piede, soluzioni impreviste e fantasiose.

In tutti questi casi, l’appellativo di poeta qualifica in positivo un modo di esprimersi, attraverso la propria opera o i propri comportamenti, genialmente immaginoso e inusuale.

Il poeta Costantino Kavafis

Rimarremmo però con l’aria stupefatta e imbarazzata di fronte a qualcuno che, alla domanda “scusi, ma lei che lavoro fa?”, rispondesse “il poeta”. E’ forse un mestiere scrivere versi? corrisponde ad una figura sociale riconosciuta e ben individuabile?
In effetti qualsiasi poeta identificato come tale, che abbia all’attivo la pubblicazione di più di una raccolta di poesie, aggirerebbe la domanda facilmente, fornendo uno status identificativo, forse meno vero ma sicuramente, agli occhi di un possibile interlocutore, più concreto. Valerio Magrelli, Biancamaria Frabotta, Alberto Bertoni, Roberto Deidier risponderebbero di essere professori universitari, Franco Marcoaldi e chissà quanti altri di fare il giornalista, Mariella Bettarini di essere stata, come Giorgio Caproni, maestra elementare, Claudio Damiani di insegnare in un istituto superiore. E comunque quasi tutti potrebbero dire, così da evitare ritegno ed impaccio, di essere critici letterari.
Di certo sulla carta di identità di nessuno di loro appare la qualifica di “poeta”.
Solo Costantino Kavafis, negli ultimi mesi della sua vita, riuscì ad ottenere che il suo mestiere fosse scritto chiaramente sul documento di riconoscimento. Professione: poeta. Pare ne andasse molto fiero.