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“Non so contro chi credere”: il Cavaliere, il Giornalista e Mino Maccari

Peggio del teatrino della politica c’è solo il teatrino dell’informazione, soprattutto di quella televisiva di argomento politico. La tanto attesa partecipazione di Berlusconi alla trasmissione di Michele Santoro Servizio pubblico, annunciata con toni da evento epocale, si è dimostrata una messa in scena ben orchestrata e un tantino flaccida. Una commediola da filodrammatica, di quelle nelle quali si divertono e si emozionano solo coloro che sono sul palco, col pubblico che cerca di capire cosa stia veramente accadendo e quando si deve ridere, quando si fa sul serio.

Mino Maccari

Ha cominciato Santoro a farci capire, attraverso un’incomprensibile predica su Granada (la canzone, credo) e dintorni, complice in sottofondo la voce di Claudio Villa, che le parole possono portarci lontano, farci intravedere nuovi orizzonti, ma anche, tanto per rimanere in tema, costringerci a girovagare per i vicoli di Granada, senza indicare una via d’uscita, senza farci capire dove siamo diretti, né in quale luogo ci troviamo.

“Ho poche idee, ma confuse” gli avrebbe suggerito di confessare Mino Maccari, se fosse stato seduto nello studio televisivo, peraltro tetro nella sua scenografia essenziale da teatro di ricerca.
Il teatro di ricerca preferisce spesso i silenzi. Quante parole invece si sono detti il Cavaliere e il Giornalista! Anche brillanti, argute, da persone che non hanno fatto le scuole serali, tanto per riutilizzare una loro gag, e che sanno che essere in scena significa interpretare un ruolo, ripetere cose già dette, sera dopo sera, una recita dopo l’altra.
Il Cavaliere e il Giornalista hanno abusato del loro mestiere, hanno usato tutta la tecnica più scaltra e raffinata dei teatranti, sapendo che le parole, quando significano davvero qualcosa, non hanno bisogno di frizzi e lazzi, di acrobazie da guitti. Ma in questo caso bisognava fare spettacolo, non comunicare.
Le parole solo quando si sforzano di dire vanno diritte verso la mente e il cuore dell’interlocutore, sono brillanti senza voler piacere a tutti i costi, sono impegnative senza essere noiose.
Mino Maccari, che era un pittore e uno scrittore la cui opera irriverente e sarcastica ha attraversato il Novecento senza troppo clamore, avrebbe abbozzato un sorriso e, dal suo posto buio alle spalle del Giornalista, avrebbe riassunto il senso della trasmissione con uno dei suoi aforismi: “Non so contro chi credere”.

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