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La rima di Saba

In una delle sue fulminanti Scorciatoie, recentemente ripubblicate a cura di Silvio Perrella (Scorciatoie e Raccontini, Einaudi), Saba scrive: “La rima può essere ovvia come fiore amore, o creare impensati accostamenti. Ma solo allora è perfetta, quando, se volti in prosa il componimento, non puoi sostituire, senza danno del significato, le parole che rimano”. E’ rilevante che Saba parli della rima non come mero espediente ritmico e sonoro, ma quale strumento indispensabile del significato. Infatti, se si cerca di dire in prosa le stesse cose per le quali ci si è serviti della rima, se questa “è perfetta” si produce un’alterazione del significato.
Non so perché, ma mi ha sempre stupito che Saba abbia utilizzato il verbo voltare (“se volti in prosa”). Mi fa pensare ai cappotti e agli abiti che, al tempo in cui Saba scrive (marzo 1945), si voltavano appunto per riadattarli usando il lato meno consumato. Ma il verbo voltaremi fa pensare anche ad altro. Ad esempio che significa anche girare, che è quello che fa la poesia in continuazione, gira, volta, cioè va a capo. E il segno dell’andare a capo (un tempo l’unico modo consentito dalle regole della versificazione, quello comunque che si ricorda con maggiore facilità e che più facilmente ci fa pensare alla fine di un verso) è appunto la rima.
Il verbo italiano deriva dal latino volvere, attraverso la forma intensiva volutare. Ma quando si volta, può anche accadere che si ritorni. Infatti in spagnolo volversignifica sì voltare, ma anche ritornare. La rima in fondo fa proprio questo: sembra interrompere una traiettoria, voltare verso un luogo nuovo, eppure finisce per tornare sul significato, semmai offrendo una nuova prospettiva.
Nella città dove abito, tornare di casasignifica andare a vivere in una nuova abitazione. “Sono tornato ad abitare in via…” significa cioè che da poco ho traslocato in via…, dove non avevo mai vissuto prima. In questo caso tornarein un posto vuol dire praticamente il contrario di quello che sembra voler dire, cioè andare ad abitare in un luogo dove non ho mai abitato.
La rima, nei casi migliori, produce questo effetto. Volta, si allontana e torna. Ma il luogo dove ci conduce, quello che appare dopo la svolta, è insieme conosciuto e nuovo. La rima ha prodotto il prodigio di condurci in un luogo ignoto, a volte misterioso, nel quale però ci sembra di fare ritorno.

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