da Se fosse pronto un cielo

La balena guadagna a stento il largo,
affaticata dall’enorme peso
del suo corpo-condanna. Si immerge lenta
e non sa pensare
che il tributo che deve oggi alla vita
è, come sempre, ritornare a galla
a respirare.

 

***

Nella mia casa c’è un nuovo
ospite uccello: un canarino
giallo, con una macchia in capo.
Sono io che abito altrove: ignorante
di cose umane e di affari
ingenui di volatili,
ho scelto altra forma animale.
Ora vivo nel mare, attendo l’onda
grassa che mi conforti, che confonda
paesaggi di spugne e alghe.
Ho scelto di pensare sotto il livello
pacifico del reale.

 

***

Tu parli un’altra lingua,
un tardo idioma etereo e inconsueto,
un codice segreto
che non ha traduttori.
Ci resta da scoprire il gesto
misurato della mano,
il mondano passo di danza
consumato imperfetto,
un altro tuo idioletto
che non serve a capire.
Noi continuiamo a dire
le nostre lingue barbare e scontrose,
i verbi che tendono a incupire,
le parole difficili amorose.

 

***

AI NAVIGANTI E’ DETTO:

a largo una boa
a luce rossa e gialla,
bagliori intermittenti,
che stiano attenti
i naviganti all’attimo di buio,
ai mostri
marini, ai nostri
abissi intestini.

 

 

 

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