La gatta

Candida morte scelse la tua gatta,
l’aristocratica che ebbe nome Stella,
grigia zitella non volle più mangiare,
non dette cenno alcuno, non spiegò
le sue ragioni, solo un accorato
sguardo accompagnò il suo commiato,
il muto e fermo esilio da se stessa.
Accorrevamo con timide carezze
poco gradite, tenerezze, sensi
di colpa, manicaretti un tempo
a lei preclusi, imbarazzati affetti.
Non volle storie, chiuse le sue porte
a tutti noi, se ne restò in disparte,
in un suo angolo buio e perentorio
disse l’addio. Facemmo l’inventario
delle partenze troppe e inaspettate,
preghiere assorte, tutte in un inverno
che trapassava noi come un pugnale.
Si vede a volte la gatta per le scale,
entrare in casa, guardarsi appena intorno,
l’ombra disegna di cenere una curva
sul tappeto, si sente un miagolio
e lei fedele al luogo ficcanasa
come faceva un tempo, la scontrosa.
(da Confidenze da un luogo familiare, Campanotto Editore)
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